
Il 25 febbraio, in Aula Baratto dell’Università Ca’ Foscari Venezia, l’Associazione Ca’ Foscari Alumni ha presentato i risultati della survey sul Gender Pay Gap, inserita nel bando finanziato da Banca Prealpi SanBiagio Credito Cooperativo “Percorsi territoriali per la parità di genere”.
I risultati sono stati analizzati e raccontati dal prof. Michele Marzulli, in una presentazione dal titolo "Accesso simmetrico, esperienze asimmetriche: genere, precarietà e qualità del lavoro". Il report racchiude l'essenza di una trasformazione in atto: non siamo più di fronte a un problema di esclusione all’ingresso, ma a una sottile e persistente differenziazione della qualità del lavoro.
Oltre il soffitto di cristallo: la trappola della "segregazione"
I dati iniziali sembrano rassicuranti. Il tasso di occupazione tra gli intervistati è quasi identico (circa l'80%) e i livelli di istruzione si equivalgono. Uomini e donne partono dunque dalla stessa linea di partenza. Tuttavia, nonostante un inizio simile, le traiettorie si dividono.
Emerge innanzitutto una segregazione orizzontale: gli uomini si concentrano massicciamente nell'area economica (44%), mentre le donne si distribuiscono in ambiti umanistici e linguistici. Questa non è una scelta neutra: i diversi settori portano con sé potenziali di guadagno e opportunità di carriera differenti. È qui che si gettano i semi delle disuguaglianze future.
La qualità del lavoro: precarietà e "inclusione differenziale"
Se l'accesso è uguale per tutti, le condizioni contrattuali non lo sono. La ricerca parla di una vera e propria dualizzazione:
- Il tempo determinato riguarda il 12% delle donne contro appena il 4% degli uomini.
- La libera professione vede una presenza maschile doppia rispetto a quella femminile (15% vs 7%).
Le donne, dunque, occupano più spesso il segmento fragile del mercato: quello meno protetto, più instabile. È quella che i sociologi chiamano "inclusione differenziale": è tipico dei sistemi che hanno formalmente ampliato la partecipazione femminile senza modificare pienamente le strutture di protezione.
Il peso della cura e il "lavoratore ideale"
Perché una donna interrompe la propria carriera? I dati della survey rivelano un dato noto. Se il 12% delle intervistate indica motivi familiari, la percentuale tra gli uomini è pari allo zero. Siamo ancora immersi in un "gender regime" dove l'uomo è visto come il lavoratore "continuo", totalmente dedito alla professione, mentre la donna rimane una lavoratrice "condizionata" dalle responsabilità domestiche. La parità formale si scontra così con una struttura sociale che delega ancora quasi interamente il lavoro di cura alle spalle femminili.
Un clima ostile: la violenza simbolica
Il dato forse più amaro riguarda il clima organizzativo: il lavoro non è solo contratti e stipendi, è anche quotidianità. La survey rivela che il 34% delle donne ha subito battute sessiste (contro il 3% degli uomini) e il 14% ha riportato contatti fisici indesiderati. Questa violenza simbolica crea un ambiente tossico che genera stress, minore senso di appartenenza e può spingere, nel tempo, a una dolorosa auto-esclusione.
Una nuova sfida per il futuro
In conclusione, la ricerca presentata a Ca’ Foscari ci dice che abbiamo vinto la battaglia dell’accesso: le barriere all'ingresso sono crollate. Ma la sfida si è spostata più avanti.
Il problema oggi non è più la presenza delle donne nel mercato del lavoro, ma la loro posizione. Come sottolineato durante l'evento, non basta più garantire che le donne entrino in azienda; è necessario garantire che le condizioni della loro partecipazione siano dignitose, stabili e rispettose. Il viaggio verso una reale parità di genere, dunque, non è finito: ha solo cambiato terreno.
Michele Marzulli
Michele Marzulli è professore associato presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. Vanta una vasta esperienza nell’insegnamento della sociologia della salute e dell’analisi delle politiche pubbliche e ha ricoperto incarichi accademici presso diverse università prestigiose, tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università degli Studi di Trento. Attualmente impegnato in diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali, i suoi interessi di ricerca si concentrano principalmente sull’innovazione sociale, l’invecchiamento, i sistemi sanitari e la resilienza delle comunità. Attualmente ricopre il ruolo di delegato dell’Università per l’inclusione sociale e la giustizia sociale all’interno della Rete Universitaria Nazionale sulla Sostenibilità (RUS), nonché di delegato del Dipartimento di Economia per l’accessibilità, la disabilità, l’inclusione e la parità di genere. Marzulli è direttore scientifico dell’Unità di Innovazione Sociale presso lo Yunus Social Business Centre ed è membro dell’Istituto di Ricerca per l’Innovazione Sociale – Governance Pubblica, Welfare e Innovazione Sociale. È attivamente coinvolto in progetti di ricerca nazionali e internazionali volti a promuovere l’analisi dei sistemi sanitari, le politiche pubbliche e lo sviluppo sostenibile.